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Temporary manager, una professione seducente

Il Temporary manager è una professione affermata già da qualche tempo, nonostante ciò, tende a essere considerata tra le attività più attuali e allineate ai tempi moderni. Cosa fa nel concreto un Temporary Manager, quali sono le sue competenze e quali sono le sue caratteristiche? Cercheremo di rispondere ai tre quesiti più ovvi che vengono in mente sia a colui che aspira a diventarlo, sia a chi in azienda sta pensando di accedere a questo servizio.

Cosa fa un Temporary Manager: le competenze

Quella del temporary manager è un’attività molto particolare, che incrocia vari tipi di competenze:

  • verticali, legate alla propria specializzazione (hard-skill);
  • orizzontali (soft-skill), che sono necessarie a produrre in azienda efficienza, armonia, competizione sana, soddisfazione, senso di appartenenza; vale a dire, crescita e successo (di un gruppo, reparto, intera azienda).

A prima vista, si potrebbe obiettare che hard- e soft skill sono caratteristiche necessarie per qualunque manager (a tal proposito suggerisco questo interessante articolo di Michele Vitiello) indipendentemente che sia stabile o temporaneo. Vero, ma per il temporary manager come vedremo, l’impresa è un po’ diversa: è richiesto un intreccio più ‘serrato’ tra le due categorie di competenze, perché essi vengono chiamati in situazioni ‘critiche’, per risolvere problemi ben precisi che il management dell’azienda ritiene non possano essere risolti con personale interno, nei tempi richiesti per la soluzione.

Dunque, ecco il punto di partenza: un’azienda con un problema (per un elenco di casi gestiti da Contract Manager si veda questo link). Spesso, i problemi rilevati sono tecnici, circoscritti e auto-evidenti, facciamo qualche esempio:

  • il direttore di un impianto produttivo ha lasciato la posizione e l’azienda non può attendere i tempi per la ricerca di un/a candidato/a su cui investire;
  • l’azienda vuole cogliere un’opportunità commerciale aprendo le proprie attività in un nuovo teatro, ma non ha le competenze interne per costruire la nuova organizzazione. Assume quindi un esperto a tempo determinato e, successivamente con maggior conoscenza del contesto, identificherà la persona giusta per l’incarico definitivo;
  • il management si rende conto della necessità di introdurre innovazione tecnologica nei propri processi produttivi per restare competitivi, ma quelle competenze (nuove) in azienda non ci sono.

Altre volte, invece, il ‘problema’ è più complesso, strategico, articolato. Si può trattare di trovare uno sbocco a un’azienda in crisi, fare da staffetta tra fondatore/trice ed eredi, guidare un processo di merger & acquisition, eseguire uno spin-off, organizzare e realizzare un change-management ampio (naturalmente, tra la prima casistica e la seconda esistono molte sfumature di grigio).

Saper individuare ed affrontare le sfide

Semplice o complesso, circoscritto o articolato, tattico o strategico che sia il problema, il temporary manager deve affrontare alcune sfide che si palesano talvolta sotto mentite spoglie, oppure non si palesano affatto, ancorché ben presenti nell’organizzazione aziendale, e che talvolta hanno poco a che fare con aspetti tecnici specifici, mentre possono essere generate da posizioni personali, rapporti consolidati nel tempo tra colleghi, con i capi o con i collaboratori.

Resistenza al cambiamento, considerarsi la miglior soluzione per il posto invece occupato da un esterno, covare frustrazione, sono tutte situazioni che spesso si riscontrano quando “l’azienda” decide di inserire un temporary manager, restando altrettanto vero che simili resistenze le incontra anche un manager a tempo pieno. La differenza la fa il tempo a disposizione per affrontarle, per i due diversi soggetti; così come la maggior facilità alla ‘resistenza passiva’. Il manager a tempo pieno è responsabile della valutazione dei collaboratori, molto più e molto più a lungo di un temporary manager: questo inibisce la resistenza di cui sopra.

Vediamo ora il punto di vista del temporary manager, la sua attività, le competenze che gli sono richieste (tralasciando l’aspetto delle competenze tecniche – hard skill, che diamo per scontate e che, comunque, non costituiscono l’oggetto di questo articolo), le situazioni che incontra.

Cosa fa un Temporary Manager: giorno per giorno


Il percorso è articolato in più fasi, idealmente lo dividiamo per giorni affrontando non solo l’attività concreta da farsi ma lo spirito con il quale si affronta la sfida.

Giorno Zero – L’incarico

Essere scelti da Contract Manager per un incarico strategico è già un percorso impegnativo in sé.
Lo spirito non deve essere quello di vendersi al meglio, piuttosto, occorre essere severi con sé stessi, sapersi giudicare adeguati o non adeguati. Un incarico a contratto presuppone un problema aziendale da risolvere, urgente, strategico, impegnativo: l’obiettivo che Contract Manager si pone non è ottenere l’incarico ma soddisfare un bisogno. Se non ci si ritiene adeguati, bisogna essere onesti con sé stessi: un collega potrà fare meglio. Lo spirito è “fatti da parte se non sei adeguato al 110%”. Dunque, ti sei ritenuto adeguato all’incarico, così hanno fatto Contract Manager e il cliente: il viaggio inizia!

Primo Giorno – Emozione, come a scuola

Il primo giorno dell’incarico è come il primo giorno di scuola: non sai niente, ricevi informazioni a ritmi tali da non poterle ricordare tutte, ti senti un bicchiere pieno d’acqua con qualcuno che non smette di versarne e non puoi dire basta, perché si aspettano che tu sia up and running dal primo minuto, non c’è tempo da perdere. Ti presentano persone di cui non ricordi più nome e mansione un’ora dopo, quando le incontri di nuovo in qualche corridoio. Come un disco rotto, racconti chi sei, cosa hai fatto, perché sei lì alle decine di colleghi/e che devi conoscere per svolgere il tuo incarico. Vieni presentato come Deus ex-machina nella tua professione: così alte le aspettative, e tu già sai che qualcuno ti attenderà al varco! Sorriso stentato, stampato sulla faccia e sensazione di aver sudato senza tu abbia fatto il minimo movimento fisico ti accompagnano in questo primo, lunghissimo giorno.

Prima Settimana – Sotto a studiare

La documentazione è arrivata in gran copia. I primi incontri sono stati fatti, intensi, interessanti. Hai conosciuto molte persone, preso una marea di appunti. Le sere passate a sbobinare gli appunti, abbozzare schemi, provare a immaginare la migliore soluzione al problema. Troppo presto, ti accorgi che ti mancano molte informazioni e di alcune devi fare verifiche incrociate con altri stakeholder, capirne i punti di vista, valutarne le opinioni diverse, trovare le cause. Sei nella fase dell’investigazione, ti chiedi se stai formulando le domande giuste, guidato dalle risposte diverse che ottieni.

Intervallo – Esemplificazione 1

Interrompiamo per un momento la telecronaca del nostro temporary manager e immaginiamo un incarico specifico: la formazione del figlio di un imprenditore e il suo ingresso nell’azienda di famiglia.

Questo è forse uno degli incarichi più difficili in assoluto, perché se il figlio non dovesse rivelarsi adeguato, pur dopo il percorso formativo adottato, si otterrebbe un risultato negativo per molte persone, a fronte di uno positivo per l’azienda. Quest’ultimo è ovviamente evitare di inserire in posizione apicale una persona non adeguata. L’aspetto negativo evidente è la delusione e la frustrazione del figlio, del padre-imprenditore, della famiglia.
La responsabilità che grava sul temporary manager è gigantesca: riguarda il futuro di più persone e quello di un’intera azienda. Il temporary manager sa anche che il percorso di formazione deve avere una durata relativamente breve, cosa che prevede un impegno e una partecipazione del figlio dell’imprenditore non scontate, che dovranno essere ottenuti facendo capire la bellezza dell’imprenditorialità, ma anche il profondo rispetto per il lavoro delle persone impiegate e la conseguente serietà che il ruolo comporta. Nel fare tutto questo, il temporary manager deve prescindere da simpatie e antipatie, o, meglio ancora, deve saper trasformare le proprie eventuali antipatie in profondo amore per l’incarico da svolgere.
Immaginate il tornado di emozioni contrastanti, il continuo timore di essere condizionati nelle scelte di percorso da proporre al binomio Figlio-Imprenditore da aspetti personali, non rilevanti per raggiungere l’obiettivo. È molto difficile, un po’ come un insegnante il temporary manager deve saper motivare e portare avanti tutta la classe, inclusi gli studenti ritenuti meno adeguati: la sua personale empatia va donata a tutti, indistintamente.

Metà percorso

L’integrazione è avvenuta!
Sei un temporary manager, perciò tutti ti hanno accolto, all’inizio, come qualcuno fuori dai giochi, per il quale non darsi eccessivamente da fare, tanto poi ti sostituiscono con qualcuno che, quello sì, avrà il potere di valutare e decidere salari, carriere incarichi. Ma tu, con pazienza, perseveranza e onestà intellettuale, hai piano piano ottenuto la fiducia dei più. La fiducia è il presupposto della collaborazione, e la ottieni mostrando di saper ascoltare, così come anche mantenendo intatta la tua capacità di giudizio e la sua applicazione: sai ascoltare, sei onesto, ma sai esercitare il potere che ti è stato delegato, senza tentennamenti. La tua imparzialità è emersa insieme alla tua competenza e disponibilità ad aiutare chi era rimasto indietro. Ora, il 90% del tuo tempo lo spendi nel capire i problemi e trovare le soluzioni migliori. Lasci che i tuoi collaboratori prendano la scena quando si deve ma di lato.

Intervallo – Esemplificazione 2

Immaginiamo ora il nostro temporary manager con l’importante incarico di General Manager.
L’imprenditore decide di cedere la società a un fondo di Private Equity, che vede nell’azienda interessanti prospettive di sviluppo. Il problema riguarda una sostanziale diminuzione degli investimenti di processo e di prodotto nel corso degli anni. La società deve essere re-impostata e le attività rilanciate, per motivare il fondo a investire.
Il temporary manager si trova di fronte a innumerevoli sfide: ampia e formale delega di gestione di tutta l’azienda (R&D, produzione, vendite, amministrazione/finanza/controllo, gestione e motivazione del personale, fornitori, innovazione e rilancio).
La posta in gioco è altissima: il fondo potrebbe non essere soddisfatto del risultato e ritirare la proposta di acquisizione; l’imprenditore si ritroverebbe con il problema iniziale irrisolto ed eventualmente, ingrandito; il personale, che vede la prospettiva di un futuro sereno, potrebbe demotivarsi ulteriormente e perdere la resilienza necessaria per il salto di qualità. Insomma, la sconfitta avrebbe una portata molto vasta. Gli tremano le gambe, ma si affida all’esperienza, alla saggezza, e alla velocità decisionale ed esecutiva. Occorre preparare un piano articolato, che in tempi definiti porti la società a nuovi livelli di competitività. Un piano del genere, che comprende la valutazione delle risorse interne, quella dei fornitori e terzisti, dei potenziali partner internazionali, eccetera, richiederebbe molto tempo, ma il temporary manager non ne ha. Deve essere preparato in modo completo, dettagliato, documentato in pochissimo tempo, e deve essere presentato ai decisori del fondo di private equity, non necessariamente competenti del settore specifico.
Per il temporary manager inizia un periodo in cui le giornate lavorative di otto ore sono considerate ‘tempo parziale’. La sera vuoi lavorare sui dubbi che ti sono venuti su vari dettagli del piano. La coerenza dei numeri deve essere garantita, anche mutando le assunzioni a monte. Insomma, un incarico di gigantesca complessità e responsabilità.

 

Conclusioni

“Era già l’ora che volge il disio ai navicanti e ‘ntenerisce il core lo dì c’han detto ai dolci amici addio”

Solo Dante poteva trovare una forma così vivida, precisa e suggestiva per rappresentare il momento in cui il cuore di quelli che hanno concluso un viaggio e detto addio ai loro amici si intenerisce: questo avviene al/alla temporary manager che ha svolto il proprio incarico con il massimo impegno, professionalità, onestà intellettuale, responsabilità, competenza, per l’azienda committente. Il nostro temporary manager s’è innamorato dell’incarico, il cui fascino è stato motivo di soddisfazione e motivazione. Ha imparato nuove cose, in un tempo molto breve. Ha costruito piccoli e grandi ponti, piccole e grandi motivazioni, risolto piccoli e grandi problemi.

Come si fa a non amare questo lavoro?

Paolo Bottura
Senior Manager
Contract Manager s.r.l.