Sport e management: il circolo virtuoso di chi decide

Cosa ha in comune la professione manageriale di temporary con la pratica sportiva? In apparenza ben poco.
Il rapporto tra sport e management è abbastanza variegato. Da coloro che considerano la passeggiata col cane come il massimo dell’attività motoria, a coloro che praticavano in gioventù ma che poi hanno abbandonato col passare del tempo, a coloro che si ritagliano in maniera saltuaria un po’ di tempo per fare sport. C’è infine una percentuale, nemmeno troppo esigua, che pratica sport con passione e continuità.  Sarebbe quindi interessante vedere se e come alcune caratteristiche o qualità affinate nello sport interagiscano con l’attività manageriale.

Difficile generalizzare. Personalmente, ho sempre considerato parte integrante e irrinunciabile della mia vita il bagaglio di esperienze vissute praticando diversi sport a livello puramente amatoriale.

Le regole dello sport valgono anche per il management

Iniziando col judo da ragazzo e avendo nel tempo praticato diverse arti marziali, sono certo che la disciplina imparata sul tatami abbia agevolato la mia crescita professionale. L’attitudine a focalizzarsi su un obiettivo e la capacità di perseguirlo con metodo e costanza a costo di fatica e sacrifici, vale per la palestra come per l’azienda. Inoltre, per il manager è vitale la capacità di infondere nel proprio Team metodo e disciplina, avendo come traguardo il raggiungimento dell’obiettivo comune.

A seguire, un’altra qualità che si sviluppa in genere con la pratica sportiva è la resilienza. La vita professionale non è mai uno sprint, è una maratona, e come la maratona richiede fatica, dosaggio degli sforzi e resistenza fisica e mentale. Chi ha avuto l’occasione di praticare uno sport di endurance (corsa, sci alpinismo, fondo, kayak) percepisce forse meglio il parallelismo con la gestione a lungo termine della propria carriera.

La resilienza gioca poi un ruolo fondamentale anche nell’affrontare gli inevitabili alti e bassi che la vita professionale ci presenta. Non tutto va sempre come ci si aspetta e lo sport non fa eccezioni. Ci sono, per esempio, gli infortuni. Molti anni fa, un serio incidente sugli sci ha cambiato il modo di rapportarmi alle avversità. In generale, affronto le delusioni con un certo cinico distacco e ho imparato a mostrare molta più empatia verso i colleghi, la stessa empatia che ho ricevuto durante il percorso della dolorosa riabilitazione seguita all’incidente; seguita dalla volontà di rimettermi al più presto in carreggiata, sulla neve come in azienda.

Work-life balance come regola di vita

È importante comprendere che lo sport praticato con continuità richiede molto tempo e saperselo ritagliare a discapito di una vita professionale che tende ad assorbirti in toto è una questione di rispetto per sé stessi; lo stesso rispetto che un buon manager deve avere per il tempo libero delle persone con cui collabora. Work-life balance non è uno slogan ma una sana regola di vita aziendale.

Superare i propri limiti

Un altro stretto parallelismo tra sport e management è la continua ricerca di miglioramento personale. Io non ho mai fatto gare importanti e in ogni caso non avrei comunque avuto particolari capacità per eccellere in campo agonistico. Ho sempre praticato sport individuali dove la gara è con sé stessi. Lo scopo è la conoscenza e il superamento dei propri limiti, fissando di volta in volta nuovi traguardi. Un buon manager deve cercare di far propria questa attitudine a mettersi in gioco e migliorarsi continuamente, ispirando i collaboratori a fare altrettanto.

Voglia di miglioramento e ricerca di nuove sfide rimandano a un’altra importante attitudine manageriale: la capacità di uscire dalla propria zona di comfort. Di nuovo l’esempio sportivo è calzante nel momento in cui ci si approccia a una nuova disciplina partendo da zero. Mi sono avvicinato al windsurf pochi anni fa; sport difficile che mischia tecniche di vela con equilibrio, forza fisica e anche un certo coraggio. Trovo che la voglia di mettersi in gioco superando difficoltà e vergogna nel compiere i passi necessari riflettano in maniera speculare l’attitudine mentale del manager che affronta nuove sfide.

Studiare un piano e applicarlo

Di vitale importanza per un bravo manager è inoltre l’attitudine a elaborare strategie e la capacità di metterle in pratica. Mi sono sorpreso a vedere quanto questo approccio si possa applicare ad alcune pratiche sportive. Nello sci alpinismo, per esempio, la strategia consiste nel preparare l’escursione e realizzarla adeguando l’itinerario di salita alle condizioni climatiche, valutando il rischio calcolato, dosando le forze, eventualmente modificando l’obiettivo in corso d’opera a cui si aggiunge la necessità di prendere decisioni in tempi brevi e sotto pressione; in casi estremi, serve anche il coraggio della rinuncia.

Ci sarebbe ancora tanto da aggiungere, magari col contributo di chi, a differenza mia, ha praticato sport di squadra. Io però vorrei concludere con la qualità che ritengo più importante nello sport come nella professione: la Passione.

Passione per lo sport come per la vita professionale

Lo sport è passione pura, passione che ti fa superare i rischi di una discesa in kayak in Africa, i -20° di una mattina di sci free ride sulle Alpi, la fatica di una maratona a New York. È passione che ti spinge a migliorarti e che ti fa raggiungere quella che io chiamo “pace della mente” dopo una giornata di pratica del tuo sport preferito.

Ecco, la passione è l’insegnamento di cui ho giovato maggiormente nella la mia vita professionale. La passione è una qualità fondamentale per un manager, non solo al fine del raggiungimento di target predefiniti, ma soprattutto nella capacità di ispirare le persone, infondere loro entusiasmo nel perseguire obiettivi a lungo termine. La passione come passaggio fondamentale nel percorso da manager a leader.

Ultima nota, lo sport ritempra la mente e permette di ottenere maggiore lucidità e distacco di fronte ai problemi quotidiani. Di solito, dopo un paio di giorni di sport outdoor si ritorna con uno spirito diverso e si è più lucidi e determinati nel prendere decisioni.

 

Sergio Cordone
Senior Manager
Contract Manager s.r.l.

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