E’ IL VECCHIO IMPRENDITORE A NON FARE LARGO AI GIOVANI

Una recente ricerca svolta su un campione di aziende familiari italiane ha dato risultati per certi versi sorprendenti e inattesi. La maggior parte delle imprese italiane che hanno gestito con successo il passaggio generazionale è passata attraverso un evento traumatico, quale la scomparsa prematura dell’imprenditore che ha creato o sviluppato l’impresa. Poche aziende hanno gestito il passaggio generazionale con gradualità, preparandolo e programmandolo per tempo. Il passaggio generazionale non è pianificato dalle aziende italiane, ma subito. E quando lo si deve affrontare, le soluzioni si trovano e, sembra, si trovano in fretta i giovani capaci di succedere al genitore mancato all’improvviso.

Di solito si afferma che il problema del passaggio generazionale esiste poichè manca la materia prima, che mancano cioè i figli di imprenditori i figli di imprenditori adatti a succedere ai genitori. Si afferma che le nuove leve non sono in grado di prendere in mano le redini dell’azienda. Che manca la stoffa e dunque è meglio che gli imprenditori senior non mollino mai il comando supremo.

La casistica citata dimostra che grazie, purtroppo, alla scomparsa dell’imprenditore senior, quello junior è riuscito a prendere in mano con successo il governo dell’azienda e a gestire con una nuova strategia l’azienda di famiglia rimasta senza pilota. Sarà la particolarità della situazione che galvanizza gli sforzi, che cementa le relazioni di fronte all’imprevisto, fatto sta che l’improvvisa scomparsa imprime una forte accelerazione alla crescita professionale e imprenditoriale del giovane che assume il comando dell’azienda di famiglia. Se queste considerazioni sono giuste, si deduce che sono i senior a non voler lasciare il potere. Sono loro che continuando imperterriti a tenere lo scettro del comando annientano gradualmente le mire dei figli e le possibilità di sviluppo dell’azienda, non adeguandone la gestione ai mercati che cambiano e alla concorrenza che avanza.

Quali azioni sono intraprese dai figli catapultati improvvisamente ai vertici delle aziende di famiglia? Cambiamento del team dei collaboratori e modifica delle strategie commerciali, produttive e tecnologiche. In una parola, i giovani adeguano l’azienda ai tempi che cambiano. Come constato da molti anni, nelle aziende trovatesi in una situazione di vuoto imprenditoriale i figli hanno dovuto rimboccarsi le maniche in fretta e con successo, pena il definitivo defenestramento e il fallimento della società. Laddove invece i giovani imprenditori hanno dovuto, loro malgrado, convivere con visioni e metodi vecchi, hanno perso tempo ed energie in defatiganti lotte di potere, che hanno portato le aziende a una crisi senza via di uscita.

Naturalmente esistono anche casi in cui l’avvicendamento è stato programmato ed è avvenuto con successo, senza disperdere la vivacità dei figli e senza perdere l’esperienza dei senior. Sono però eccezioni che confermano la regola. Quindi le vecchie generazioni devono capire quando è il momento di uscire di scena, lasciando campo libero ai giovani imprenditori senza aspettare che si verifichi un evento traumatico. Ai giovani, quindi, l’affascinante sfida di guidare l’impresa – con la stessa passione di chi li ha preceduti – in mercati sempre più complessi.

Angelo Vergani