Private equity interim manager

Sappiamo che nel 2024 i fondi di private equity hanno investito 14,9 miliardi di euro nelle imprese italiane, con una crescita dell’83% rispetto all’anno precedente. L’80% delle operazioni ha riguardato aziende con fatturato inferiore ai 50 milioni: il focus si è spostato definitivamente sulle PMI. Ma quando un fondo entra nel capitale di un’azienda familiare, spesso scopre che manca qualcosa di essenziale: il management adeguato a realizzare il piano industriale concordato. È qui che entra in gioco il Temporary Manager.

Il nuovo paradigma: dai mega deal alle PMI

I dati sono dell’AIFI e fotografano una trasformazione profonda che poi si è palesata anche nel 2025 e con tutta probabilità la vedremo anche durante il 2026. I primi cinque mesi del 2025 hanno segnato un record storico con 189 operazioni concluse, +20% rispetto allo stesso periodo 2024. Gli investimenti small e mid deal, quelli sotto i 150 milioni di euro, hanno raggiunto 6,07 miliardi nel 2024: il valore più alto di sempre per questa categoria.
I fondi italiani operano con un ticket medio di 16 milioni di euro, rivolgendosi a PMI familiari in crescita. Gli operatori internazionali investono cifre maggiori: 55 milioni in media, con gli americani che arrivano a 104 milioni per operazione. Ma tutti condividono la stessa sfida: trasformare aziende spesso ancora legate alla gestione del fondatore in organizzazioni capaci di crescere secondo i tempi del private equity.
Il rendimento medio degli ultimi dieci anni per i fondi italiani è stato del 19,1%, secondo il rapporto KPMG-AIFI. Per mantenere queste performance, i gestori non possono permettersi rallentamenti nei piani di sviluppo.

Perché i fondi hanno bisogno di interim manager

L’investimento di un fondo di private equity segue logiche precise: orizzonte temporale definito (tipicamente 4-6 anni), obiettivi di crescita ambiziosi, exit strategy già delineata. Questo significa che ogni mese conta. Non c’è tempo per formare internamente figure chiave o attendere che l’imprenditore acquisisca competenze che non ha mai sviluppato.
Secondo lo studio Heuse Interim 2024, il return on interim management medio è stato di 5,82 euro per ogni euro investito. Nel 14% dei mandati il valore generato ha superato i 10 euro. Numeri che spiegano perché i fondi considerano il temporary management non un costo, ma un acceleratore di valore.
Le situazioni tipiche in cui i fondi ricorrono a manager temporanei sono tre. Prima dell’acquisizione, per supportare la due diligence operativa e valutare la reale capacità di esecuzione del piano. Dopo l’acquisizione, per gestire l’integrazione post-merger e implementare le prime iniziative di efficientamento. Prima dell’exit, per preparare l’azienda alla vendita ottimizzando i risultati e la governance.

Il problema del management nelle PMI familiari

Il 70% delle operazioni di private equity in Italia si concentra su imprese con 20-500 dipendenti. Aziende dove spesso il fondatore cumula i ruoli di azionista, amministratore delegato e responsabile commerciale. Dove la contabilità è gestita da un consulente esterno e non esiste un vero CFO. Dove le decisioni strategiche dipendono dall’intuito più che dai dati.
Quando il fondo entra, questa struttura deve evolvere rapidamente. Serve un direttore finanziario capace di produrre reportistica adeguata agli investitori. Serve un operations manager che implementi KPI e sistemi di controllo. Serve qualcuno che sappia gestire acquisizioni add-on e integrazioni. Assumere queste figure a tempo indeterminato richiede mesi di ricerca e comporta costi fissi che potrebbero non essere giustificati nel medio termine.

Il Temporary Manager nel ciclo di investimento

Il mercato italiano del temporary management ha raggiunto una maturità significativa. Secondo l’indagine INIMA 2025, il 74% degli interim manager italiani era impiegato in un incarico a gennaio 2025, dato superiore alla media europea. La durata media degli incarichi è di quasi 15 mesi, la più lunga in Europa dopo la Svizzera. Il change management rappresenta il 44% delle motivazioni di ingaggio.
Per i fondi, il Temporary Manager offre vantaggi specifici. Disponibilità immediata: un manager esperto può essere operativo in due-tre settimane, contro i tre-sei mesi necessari per un’assunzione tradizionale. Esperienza replicabile: chi ha già gestito integrazioni post-merger o turnaround sa quali errori evitare. Flessibilità: l’incarico può essere modulato sulle reali esigenze del progetto. Obiettività: un manager esterno non ha legami con la storia aziendale e può prendere decisioni impopolari.
Il 51% degli incarichi in Italia è oggi part-time, in crescita rispetto al 40% del 2021. Le PMI ottimizzano l’investimento acquisendo competenze mirate per il tempo necessario.

CFO temporary: la figura più richiesta

Tra le figure più ricercate dai fondi c’è il CFO temporary. La ragione è semplice: i fondi di private equity ragionano per numeri. Hanno bisogno di reportistica mensile accurata, proiezioni di cassa affidabili, analisi di marginalità per linea di prodotto. Informazioni che molte PMI non sono in grado di produrre con i sistemi esistenti.
Un CFO temporary implementa sistemi di controllo di gestione, struttura il dialogo con le banche, supporta operazioni di ristrutturazione del debito, prepara l’azienda per eventuali acquisizioni. Nelle fasi di exit, è fondamentale per produrre la documentazione richiesta dai potenziali acquirenti e supportare la due diligence.
L’età media degli interim manager in Italia è di 57,8 anni, con 7,3 anni di esperienza specifica nel settore. Professionisti che hanno già visto decine di situazioni simili e sanno come affrontarle.

Il valore per le PMI

Per l’imprenditore che apre il capitale a un fondo, il Temporary Manager rappresenta un ponte. Porta competenze che l’azienda non possiede, trasferisce know-how ai collaboratori interni, facilita il dialogo con investitori che parlano un linguaggio diverso da quello della gestione quotidiana.
Le PMI che ricorrono al temporary management sono oggi il 50% del mercato: aziende con meno di 100 dipendenti che non potrebbero permettersi un manager di alto livello a tempo pieno ma ne hanno bisogno per progetti specifici.
Il private equity italiano ha dimostrato rendimenti competitivi e sta attirando sempre più capitali. Ma i risultati dipendono dalla capacità di esecuzione dei piani industriali. E questa capacità passa, sempre più spesso, attraverso manager che sanno cosa fare perché l’hanno già fatto.

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