anno del Temporary Manager

Il temporary management sta attraversando una fase di accelerazione senza precedenti in Europa. I segnali convergono nella stessa direzione: le aziende hanno bisogno di competenze senior immediatamente disponibili, e il modello tradizionale di assunzione non riesce a tenere il passo con la velocità del cambiamento.

I numeri del cambiamento

Secondo la ricerca condotta da Robert Walters su oltre 3.000 organizzazioni europee nel febbraio 2025, il 66% delle aziende prevede di aumentare il ricorso a professionisti interim. Due aziende su tre stanno ripensando il modo in cui accedono alle competenze manageriali di alto livello.
Il dato trova conferma nell’analisi INIMA 2025. L’età media dell’interim manager europeo è di 56,9 anni, con oltre 8 anni di esperienza nel settore. Il 64% ricopre posizioni di C-level. Non si tratta di figure junior in cerca di collocazione, ma di professionisti con track record consolidati che scelgono deliberatamente questo modello di lavoro.

Perché le aziende cambiano approccio

Il 39% delle organizzazioni europee cita la velocità di impatto come motivazione principale per ingaggiare un Temporary Manager. La capacità di intervenire immediatamente, senza i tempi di onboarding tipici di un’assunzione tradizionale, rappresenta un vantaggio competitivo concreto.
Le aree di intervento più richieste secondo INIMA sono:

  • General management (30,4% degli incarichi)
  • Finance (10,5%)
  • Operations (10,4%)

La trasformazione digitale guida una parte consistente della domanda. I dati di Business Talent Group indicano un incremento del 33% anno su anno nella richiesta di competenze in AI e machine learning. Le aziende cercano professionisti che sappiano implementare, non solo consigliare.

Il contesto economico spinge verso la flessibilità

L’incertezza economica, le tensioni geopolitiche e la disruption tecnologica costringono le organizzazioni a operare con maggiore agilità. Un Temporary Manager offre l’esperienza necessaria per muoversi rapidamente in situazioni complesse: fusioni, progetti di digitalizzazione, problemi improvvisi di capacità produttiva.
Il Regno Unito offre un esempio significativo. Secondo i dati ONS, il numero di lavoratori temporanei è cresciuto del 7,4% nel primo trimestre 2025, raggiungendo 1,56 milioni di unità. L’aumento dei costi del lavoro e l’incertezza normativa spingono le aziende verso modelli di workforce più flessibili.

L’Italia: un mercato in evoluzione

L’Italia resta un mercato meno maturo rispetto a Regno Unito, Germania e Paesi Bassi. Secondo IXPA, la maggior parte delle aziende italiane si concentra in Lombardia e la dimensione medio-piccola del tessuto imprenditoriale ha storicamente rallentato l’adozione del temporary management.
Tuttavia il potenziale di crescita è elevato. Le PMI italiane stanno iniziando a riconoscere il valore di un supporto manageriale esterno, soprattutto in momenti di transizione generazionale, ristrutturazione o espansione internazionale. Il 2026 potrebbe segnare un punto di svolta anche per il mercato domestico.

Cosa aspettarsi nel 2026

Le previsioni indicano una domanda crescente in tre ambiti specifici:

  • Progetti di trasformazione strategica, dove servono competenze specialistiche per periodi definiti
  • Gestione di transizioni al vertice, con interim CEO e CFO chiamati a garantire continuità operativa
  • Implementazione di tecnologie emergenti, dall’intelligenza artificiale all’automazione dei processi

Il temporary management non è più una soluzione di emergenza. È diventato uno strumento strategico per le aziende che vogliono competere in un ambiente caratterizzato da volatilità permanente. Chi saprà integrarlo nella propria strategia organizzativa avrà un vantaggio concreto.

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