
Il Framework Agreement USA-UE dell’agosto 2025 e l’entrata in vigore simultanea di tre nuove direttive europee stanno ridefinendo l’ambiente operativo per le aziende manifatturiere italiane. Per la prima volta, cambiamenti commerciali significativi si sovrappongono temporalmente a un pacchetto normativo di portata inedita, creando sfide di coordinamento che richiedono competenze manageriali specifiche.
Il nuovo scenario commerciale USA-UE
Il Framework Agreement USA-UE del 21 agosto 2025 stabilisce un tetto massimo del 15% per i dazi su gran parte dei prodotti europei. Per molte aziende manifatturiere italiane, ciò difinisce un passaggio da tariffe del 2-3% a un livello significativamente più elevato.
L’accordo prevede specifiche per settori chiave del manufacturing italiano: automotive e componentistica, farmaceutico, semiconduttori e macchinari industriali vedranno applicato il tetto del 15%. Settori come aeronautico e farmaci generici mantengono tariffe più basse.
La sfida principale non è solo il calcolo dell’impatto diretto sui margini. Le dinamiche competitive cambiano quando tutti i player europei affrontano gli stessi aumenti di costo. Alcune aziende potrebbero cogliere l’opportunità per riposizionarsi premium, altre dovranno rapidamente ripensare i mercati di sbocco.
Il timing è critico: i budget 2025 sono in fase di definizione proprio mentre questi parametri fondamentali si stanno ridefinendo.
Il pacchetto normativo europeo: tre nuovi obblighi contemporanei
Parallelamente ai cambiamenti commerciali, le aziende devono gestire tre nuove normative europee entrate tutte in vigore nel 2024-2025. Il denominatore comune è che richiedono competenze specialistiche che la maggior parte delle aziende non ha sviluppato internamente.
- CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive): È entrata in vigore in Italia il 10 settembre 2024. In pratica, le aziende oltre i 250 dipendenti devono pubblicare un “bilancio di sostenibilità” auditato come quello finanziario. Non è più reporting volontario: è obbligatorio e costa tra 0.004% e 0.008% del fatturato per il reporting, con costi di audit annuale a partire dallo 0.026% del fatturato.
- EUDR (Deforestation Regulation): Riguarda chi commercia caffè, cacao, soia, olio di palma, gomma, legno, carta, mobili. In sostanza, devi dimostrare con coordinate GPS che i tuoi prodotti non provengono da aree deforestate dopo dicembre 2020. Se non ti riguarda direttamente, potresti essere coinvolto indirettamente tramite packaging o componenti.
- PPWR (Packaging Regulation): Entrato in vigore l’11 febbraio 2025, introduce nuovi obblighi di eco-design per packaging, limiti su imballaggi “inutili” e obiettivi di riciclabilità più severi. Riguarda praticamente chiunque metta prodotti in scatole.
Il problema non è ciascuna norma presa singolarmente. È che arrivano tutte insieme, richiedendo expertise diverse e coordinamento interfunzionale proprio quando devi gestire l’impatto dei dazi USA.
La sfida del coordinamento: quando tutto cambia insieme
Secondo una survey recente citata da Maersk, l’80% delle aziende europee identifica i “cambi improvvisi di dazi e tariffe” come il rischio geopolitico principale per le supply chain nel 2025. Già a marzo/aprile il 92% si aspetta un aumento dei costi di import/export.
Ma il vero stress test per le organizzazioni è la gestione simultanea di variabili che fino a pochi mesi fa erano stabili:
- Marginalità sui mercati USA da ricalcolare
- Sistemi di tracciabilità supply chain da implementare (EUDR)
- Processi di raccolta dati ESG da strutturare (CSRD)
- Packaging da riprogettare (PPWR)
- Budget e previsioni da rifare su basi completamente diverse
Ogni singola attività, presa da sola, è gestibile. Il problema è che richiedono competenze diverse (trade compliance, sostenibilità, supply chain, controllo di gestione) e devono essere coordinate per evitare duplicazioni di costo e conflitti di priorità.
L’impatto sui sistemi decisionali interni
I sistemi di controllo di gestione tradizionali, progettati per monitorare marginalità e volumi su mercati stabili, faticano ad integrare rapidamente nuove metriche di compliance e risk management.
La CSRD, in particolare, richiede informazioni standardizzate su performance ambientali, sociali e di governance che devono essere auditate con gli stessi standard dei dati finanziari. Questo implica ridisegnare processi di raccolta dati e sistemi informativi.
Le decisioni strategiche richiedono analisi multidimensionali che poche aziende sono attrezzate a fare internamente: qual è l’impatto reale dei dazi sul posizionamento competitivo? Conviene investire in supply chain compliance per aprire nuovi mercati? Come bilanciare costi di compliance con investimenti in crescita?
Sono valutazioni che richiedono leadership esperta e dedicata, capace di coordinare funzioni diverse e prendere decisioni rapide su informazioni in evoluzione.
Quando la consulenza tradizionale non basta
Molte aziende stanno scoprendo che le consulenze tradizionali, per quanto qualificate, non risolvono il problema del coordinamento operativo. Un consulente può fare un’analisi eccellente dell’impatto dazi o progettare un sistema CSRD perfetto, ma poi qualcuno deve implementare, decidere le priorità, gestire i trade-off quotidiani.
Il temporary management qualificato offre un approccio diverso: assume responsabilità operative immediate, coordina le diverse workstream, prende decisioni e trasferisce competenze al team interno.
Un CFO interim con esperienza in trade compliance può rapidamente implementare sistemi di monitoraggio dei dazi, ottimizzazione fiscale internazionale e coordinamento con la compliance ESG. Un Chief Compliance Officer temporaneo può guidare simultaneamente l’implementazione CSRD/EUDR senza creare silos organizzativi.
La differenza principale è nell’ownership operativa: il Temporary Manager non consegna solo un report, ma si prende carico dei risultati fino al completamento della transizione.
Trasformare la complessità in vantaggio competitivo
Le aziende che reagiscono velocemente possono trasformare questa fase di complessità in differenziazione competitiva. Implementare sistemi di compliance excellence diventa un vantaggio nei rapporti con clienti enterprise, investitori e partner finanziari.
L’accordo USA-UE, nonostante i dazi, prevede investimenti europei per 600 miliardi di dollari negli Stati Uniti entro il 2028, è un’opportunità significativa per le aziende che sapranno posizionarsi correttamente nel nuovo scenario.
La gestione proattiva delle nuove normative supporta anche processi di crescita esterna e valutazioni aziendali. Gli investitori valutano sempre più positivamente le aziende con sistemi ESG strutturati e track record di compliance excellence.
Ma tutto questo richiede coordinamento e execution che superano le competenze tradizionali. Non serve solo un esperto di CSRD o un esperto di dazi: serve leadership capace di orchestrare la transizione su tutti i fronti simultaneamente.
Il momento per attivarsi è adesso. Contract Manager può supportare la tua azienda con Temporary Manager specializzati nel coordinamento di transizioni complesse: trade compliance, sostenibilità, controllo di gestione evoluto. Contattaci per una valutazione gratuita del tuo scenario specifico.
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