Rassegna stampa
Il Mondo4 Dicembre 1995
IN AFFITTO DA UN PAESE ALL´ALTRO
Nonostante molte perplessità iniziali, il temporary management si è diffuso in tutta Europa. E ora le aziende possono applicarlo anche nelle sedi estere
Il problema era emerso tre anni fa. La società Contract Manager di Milano amministrata da Angelo Vergani e specializzata nell´affittare manager alle aziende in difficoltà economica, aveva fra gli altri tre clienti italiani con impianti all´estero e due di questi in particolare (un importante gruppo tessile e un´impresa di un gruppo petrolifero) si erano rivolte a Vergani perché soprattutto in Francia avevano incontrato difficoltà a gestire il passaggio di proprietà. In apparenza sembravano operazioni come tanta altre, in cui bastava individuare la persona giusta per condurre le imprese dalla vecchia alla nuova gestione. Tuttavia alla fine non si era riusciti a trovare per questi tre problemi una via d´uscita, in considerazione principalmente del fatto che Contract Manager aveva incontrato serie difficoltà a individuare i dirigenti adatti per le realtà imprenditoriali straniere, a partire da quella più vicina e quindi apparentemente anche la più facile, ossia quella francese. Alla fine le questioni sostanziali, e rimaste poi irrisolte, erano due: i manager dovevano essere italiani o locali? E se fossero stati locali, era possibile sceglierli dall´Italia? Le tre vicende si erano poi concluse, per dire la verità, con la scelta da parte delle società interessate di amministratori stranieri, ma senza il contributo della Contract Manager. Insomma, un´occasione persa per Vergani, che ha avuto il tempo di riflettere su quelle esperienze e che nel giugno 1993, durante un convegno internazionale dedicato al temporary management, ha poi preparato una proposta concreta: creare un network di società di temporary management per aiutare le aziende alle prese con problemi all´estero. In sostanza si trattava di scambiarsi le industrie clienti attraverso una nuova società, con l´incarico di coordinare gli affitti dei topo manager. Trascorso un anno e mezzo, nel gennaio 1995 è stata infine costituita davvero nei Paesi Bassi, ad Amsterdam, la IMG: International Management Group.
Diventato operativo dallo scorso settembre il nuovo raggruppamento ha scelto come marchio la sigla Tmg (Transition Management Group International) e ha trovato l´adesione iniziale di quattro società: la francese Dirigeants & Investisseurs, amministrata da Alain Bossard, la spagnola Mbd, gestita da Rafael Alvarez Novoa, l´olandese W&S interim and project management guidata da Karel D. Waagenaar e naturalmente la Contract Manager. A queste in ottobre si è comunque aggiunta anche la tedesca Mülder & Partner interim management, al cui comando si trova Norbert Eisenberg.
Meglio se locali
Tmg, fondata con un capitale sociale di 100 milioni di lire (20% per ciascuno dei cinque azionisti) ricopre così ora il ruolo di garante delle operazioni condotte all´estero dai suoi soci, che come la Contract Manager avevano incontrato inaspettate (e insormontabili) difficoltà a risolvere i problemi di holding o compagnie con sedi e impianti all´estero e che non potevano affidarsi, in assenza di impegni e garanzie reciproci, a chi gestiva il temporary management da altri paesi.
"Con Tmg il modo di lavorare è lo stesso ed è quello che ciascuno di noi adotta nel proprio paese", spiega Vergani; realizziamo check aziendali, i piani di sviluppo e le analisi necessarie; poi se per esempio l´impresa italiana ha una sede in Germania, informiamo la Mülder& Partner interim management che provvede in prima persona a scegliere i dirigenti locali. Questa è sempre la soluzione migliore. Oppure, in certi casi, si avvisa direttamente il nostro partner straniero, che quindi assume direttamente la responsabilità dell´operazione e la gestisce in autonomia. Tmg garantisce in sostanza la qualità e raccoglie per gli affari condotti in comune le relative royalty".
Al momento sono in corso tre operazioni infragruppo in parte iniziate prima della creazione di Tmg. Si tratta di un´impresa alimentare spagnola, che attraverso Mdb ha chiesto un manager per guidare un´industria di conserve ittiche con sede in mauritania e ha quindi coinvolto la francese Dirigeants & Investisseurs; inoltre di due società francesi situate in Spagna e in Gran Bretagna: la prima produce casalinghi e presenta problemi di riorganizzazione (il rapporto viene gestito da Dirigeants & Investisseurs, mentre Mbd mette a disposizione i propri manager iberici); la seconda invece opera nel settore grafico editoriale e attraverso la controllata inglese ha comprato un insediamento in Olanda (la ricerca è in corso ancora alla Dirigeants & Investisseurs, che per trovare un direttore generale ha dovuto appoggiarsi alla W& S Interim Project Manaement).
Racconta Vergani: "La sede della Tmg si trova nei Paesi Bassi perché lì il temporary management è molto sviluppato. Forse potrà stupire l´assenza di partner britannici. La verità è che esiste un approccio di verso tra noi e loro. Gli inglesi in realtà sono cacciatori di teste e si lavano le mani di quanto succede dopo, se cioè l´azienda ottiene o meno i risultati previsti. Noi di Tmg partecipiamo all´amministrazione aziendale e ci assumiamo le responsabilità di un eventuale insuccesso. Se le cose non vanno bene, dopo due mesi siamo disposti a risolvere l´impegno contrattuale con il cliente".
Guidare un processo di chiusura, di riorganizzazione piuttosto che di dismissione o di crisi aziendale, prendendo in affitto per uno o due anni un amministratore delegato, un general manager o un direttore amministrativo, rimane un´operazione delicata. In Italia, a differenza dei Paesi bassi o della Germania, le imprese non fanno ancora particolare affidamento sulla soluzione di chi offre temporary manager e affittare altri dirigenti rimane ancora un percorso poco diffuso. Le esperienze dei partner all´interno di Tmg sono perciò diverse. A che cosa è dovuto? "Danoi ancora manca una cultura del temporary manager", sottolinea Vergani "e poi circolano troppi ex manager, fuoriusciti dalle aziende in questi anni, che si propongono in affitto. Soltanto nell´Italia del nord dovrebbero essere circa 10 mila. Sono free lance che si offrono con contratti di consulenza, anche se alla fine non è raro che si facciano assumere direttamente in pianta stabile. Noi, per un direttore generale, chiediamo 300-400 milioni di lire all´anno. Loro si fanno pagare 400-500 mila lire al giorno. Ma spesso falliscono negli obiettivi di risanamento".
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