Rassegna stampa
Il Sole 24 Ore16 Settembre 1994
BILANCIO DEL CONTRACT MANAGEMENT IN ITALIA: uno strumento ancora sottoutilizzato dalle imprese
Sei condizioni per il risanamento Tra "casi" aziendali, articoli di giornale e tesi di laurea il contract management può vantare ormai un discreto livello di notorietà (se non di applicazione). Almeno da giustificare un bilancio, per misurarne gli effetti sulla realtà imprenditoriale italiana. Fino a tutto il 1993, in Italia, sono state circa 200 le esperienze di "gestione temporanea d'impresa, finalizzata a superare una situazione straordinaria nella vita dell'azienda, attraverso l'inserimento di manager per periodi di tempo limitati e con responsabilità operative". Quella riportata tra virgolette è la definizione di contract management sintetizzata da Maurizio Stefanuto, che nella sua tesi di laurea ha condotto una completa ricerca sul fenomeno. I dati raccolti riguardano l'attività delle quattro principali società che operano in questo mercato. Una di queste, Contract Manager srl, ha ultimato in questi giorni un suo studio analitico, che si propone di indicare una previsione, oltre che registrare l'esistente. Il primo dato, su cui concordano le due indagini, è la principale ragione per chi un'azienda ricorre al manager in affitto: la crisi (nel 50% dei casi). Non era così quattro anni fa, quando solo un terzo delle aziende interpellate giustificavano il ricorso al contract manager con la necessità di ristrutturazione e di tagli. In questo confronto c'è la fotografia degli ultimi anni 80, con le residue speranze di crescita, e dei primi anni 90, con le disillusioni della recessione. I casi di riorganizzazione e di sviluppo rappresentano oggi il 26% dei casi di contract management; erano più del doppio. Viene poi la successione (9%), come terzo fattore di ricorso al manager in affitto. Il campione analizzato dalla ricerca di Contract Manager srl è costituito da una cinquantina di casi, per lo più in aziende di piccole o medie dimensioni. Le aree critiche sono per lo più la direzione generale (spesso per carenza del ruolo imprenditoriale), la situazione economico-finanziaria (indebitamento elevato, oneri finanziari, perdite d'esercizio consistenti, calo o stabilità del fatturato) e l'organizzazione (non copertura di alcune funzioni chiave, struttura sovradimensionata o troppo articolata, mancanza di sistemi di controllo e programmazione). Secondo l'esperienza acquisita sul campo da Contract Manager srl, per ottenere un effettivo risanamento dell'azienda ci sono almeno sei elementi che devono essere presi in considerazione per dare un giudizio definitivo di fattibilità: 1) di almeno un fattore critico di successo strategicamente rilevante per l'impresa; 2) l'esistenza di margini di miglioramento in ognuna delle aree critiche; 3) l'esistenza dell'imprenditore e la sua capacità di operare per il bene dell'impresa; 4) la possibilità dell'imprenditore di investire risorse finanziarie proprie nell'azienda e di desiderare lo sviluppo duraturo di essa; 5) la capacità di ottenere credito dal sistema bancario; 6) la condivisione, da parte della proprietà, del progetto di risanamento e la conseguente delega operativa al contract manager. Se questo è il presente, e il recente passato, cosa riserva il futuro del contract management? Con la fine, auspicata e percepita, della recessione, l'uso dei manager in affitto dovrà essere meno rivolto alle crisi e più allo sviluppo. Le aree di management funzionale, piuttosto che la privatizzazione, e la mancanza di direzione sono tuttora scarsamente coperte e rappresentano le aree dove esiste il maggior potenziale di crescita. C'è poi l'area della pubblica amministrazione, ancora completamente trascurata. In questo caso, però, occorrono nuove regole per l'amministrazione degli enti pubblici.
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