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I casi gestiti

DIREZIONE GENERALE: CRISI, TURNAROUND, RISTRUTTURAZONE

 

Le banche davano la cooperativa per spacciata… invece c´era la possibilità di salvarla

 

Problema
Una cooperativa operante nel settore editoriale - e capitale proprio quasi inesistente - in due anni aveva effettuato enormi di investimenti finanziati solo in parte con un mutuo e principalmente con debito a breve.
In tale situazione gli interessi passivi non permettevano di raggiungere risultati economici positivi e acceleravano invece il processo di involuzione. Ormai le perdite erano arrivate intorno al 20% del fatturato.

Una situazione disperata. La cooperativa stava fallendo. Tra dipendenti e soci si era creata una situazione drammatica.

 

Soluzione
Il contract manager Antonio Nazzari fu nominato direttore generale, con completa responsabilità e autonomia operativa.

Il Presidente lo presentò a tutti i soci e ai dipendenti e si mise anch´esso a disposizione del manager.
E´ stata operata una riduzione del personale del 10%; praticamente aboliti gli straordinari, che scesero da 18.075.991 Euro a 1.291 Euro al mese senza perdite di produzione; impostato un programma di miglioramento della produttività; analizzato il prodotto per ridurre i costi delle materie prime e dei cicli di lavorazione; e si è proposto un piano di rientro ai principali fornitori.
E´ stata così data un´immagine di serietà, dimostrando che in azienda l´aria stava cambiando. Si sono mantenuti gli accordi e si è fatto infine il giro di tutte le banche, preparando budget, preventivi finanziari, cash flow; tutti gli interlocutori si mostravano impressionati in modo favorevole.
"Una energica azione sui costi richiede un forte consenso", spiega il contract manager Antonio Nazzari: "Molti non capivano che se non si voleva il fallimento la cooperativa doveva funzionare come un´azienda".
E così la spiegazione dettagliata del piano e la motivazione del personale sono stati fattori chiave dal momento che i dipendenti della cooperativa si sono trasformati in grandissima parte in soci.
E ciò per condividere le difficoltà, fino ad accettare una significativa riduzione delle retribuzioni.
I primi 6 mesi sono stati i più difficili perché il problema più importante da risolvere era riuscire a pagare alla fine di ogni mese gli stipendi, i contributi e i fornitori.
Dopo questo primo periodo si sono visti i benefici dati dalla riduzione dei costi e dal mantenimento del volume di produzione. Il primo anno si concluse ancora con una perdita.
Il secondo anno, con la gestione abbastanza "inquadrata" e che quindi camminava sui binari, si arrivò al pareggio.
Nel terzo anno la cooperativa iniziò a produrre utili.
Non va certamente dimenticato che i risultati sono arrivati anche grazie
al sensibile aumento delle copie vendute dovuto allo sciopero dei poligrafici che avviene in quell´anno.
La fortuna - si sa - aiuta: ma da sola non basta.

 

settembre 2010
NEWS

AL VIA LA TERZA EDIZIONE DEL PREMIO
“Di PADRE IN FIGLIO”

Il gusto di fare Impresa

 

Il Premio “Di Padre in Figlio –Il gusto di fare Impresa” è organizzato da Iperion Corporate finance.

E’ promosso dalla Camera di Commercio Monza e Brianza e dalla Camera di Commercio di Milano, con il contributo tecnico di Edmond de Rothschild Sim, Deloitte e Contract Manager s.r.l.– con il supporto scientifico di AIDAF (Associazione Italiana delle Aziende Familiari), ALTIS dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Istituto Luigi Sturzo e il Centro di Ricerca sulle Imprese di Famiglia .

 

Il premio è stato vinto nel 2008 dalla mantovana Trerè S.p.A., guidata da Marco Rendini, figlio del fondatore Luigi Rendini.

 

Nel 2009 il Premio è stato assegnato a Zucchetti SpA, amministrata da Alessandro e Cristina Zucchetti, figli del fondatore Domenico Zucchetti.

 

Chi nel 2010 vincerà questo prestigioso premio?

 

Il  passaggio generazionale si conferma uno tra i principali “nodi” da risolvere, considerato che il 25% degli imprenditori italiani cita la crisi attuale, il 21% il carico di lavoro, il 19% i problemi di cash flow e l’11% i problemi personali (in particolare di salute) e di successione familiare; da notare un fortunato 4% che dichiara di non avere cause di stress nel proprio lavoro.

 

- il 50% sostegno a iniziative e progetti di imprese sociali o, in generale, organizzazioni non profit insistenti nel territorio;
- il 20% miglioramento delle condizioni dei lavoratori attraverso attività di formazione e di counselling;
- il 10% progetti di conciliazione lavoro e famiglia per le donne impegnate in azienda;
- il 15% iniziative di sostegno a progetti nazionali di ricerca su patologie gravi; il 5% maggior trasparenza delle decisioni aziendali maggior attenzione alla creatività socio competitiva dei collaboratori.