Richiesta informazioni
CONTRACT MANAGER S.r.l.
Via Caradosso, 8
20123, Milano - Italy
tel +39 0248195272
fax +39 0248195280
info@contractmanager.it
P. IVA 09503930159
TMG - Transition Management English version
visite
487.200

Articoli

Il Sole 24 Ore Il Sole 24 Ore
11 luglio 1995
IL DNA SPIAZZA I FIGLI IN AZIENDA: UN POKER DI CASI CHE SCATENA IL CONFLITTO FRA GENERAZIONI

 

I problemi di successione nascono perché non si è avuto il coraggio di dire NO all´ingresso dei propri figli nell´azienda di famiglia. Il semplice fatto di portare il tal cognome è garanzia di imprenditorialità, di successo e di continuità. Invece, aimé, purtroppo, non è cosi. E, i casi di aziende che sono andate a rotoli sono innumerevoli. Per non parlare delle aziende italiane che sono state vendute a prezzi di saldo ad aziende estere.
Gli attributi imprenditoriali fanno parte del patrimonio genetico:.ad un certo punto della propria vita si scopre di essere essere imprenditori.
L´imprenditore che abbia diagnosticato nel figlio doti imprenditoriali deve affrontare il problema della formazione manageriale. Il figlio dotato caratterialmente e preparato managerialmente sarà in grado di essere apprezzato dai manager e dai dipendenti tutti, avrà una elevata stima di sé e quindi riuscirà a tener testa al padre e a gestire i propri collaboratori con l´autorevolezza acquisita sul campo e non con il cognome. Ma purtroppo non è sempre così. Vediamo i casi che si presentano:

1. figlio dotato caratterialmente come imprenditore e preparato managerialmente. E´ un problema di tempo e di rapporti interpersonali.. Sicuramente ci saranno dei conflitti, il padre avvertirà la perdita di potere e non si sentirà più utile all´azienda. Starà al figlio valorizzare il bagaglio conoscitivo del padre, trovandogli una collocazione adeguata.


2. figlio dotato caratterialmente come imprenditore ma non preparato managerialmente. E´ il caso più complesso da gestire, perchè foriero di pericolose tensioni sia verso il padre imprenditore che verso i collaboratori. Da un lato il padre sa di non poter essere l’insegnante poichè non verrebbe ascoltato. Dall´altro lato il figlio si avventura nelle varie funzioni creando scompiglio tra i collaboratori che non lo stimano perchè non è preparato. C´è il rischio di "bruciare" il figlio e di sfasciare l´azienda.
In questo caso due sono le soluzioni: affiancare al figlio un manager che faccia da ponte tra le due generazioni; mandare il figlio fuori dall´azienda.


3. figlio non dotato caratterialmente come imprenditore e non preparato managerialment.. Può essere letale per l´azienda se l´imprenditore non se ne accorge in tempo e non corre ai ripari dando la guida a un manager esterno e facendo uscire il figlio dall´azienda.
Di solito costoro sono cresciuti con il modello vincente del padre sono entrati subito in azienda e non hanno maturato nè una loro autorevolezza, nè forti competenze verificate sul campo. Siamo di fronte a giovani-vecchi, imprenditori che non saranno portatori di un loro modello ma agiranno con un approccio non aggiornato ai tempi.


4. figlio non dotato caratterialmente come imprenditore ma preparato managerialmente. Teoricamente può sembrare il caso più semplice, in realtà è il più delicato e va affrontato con la dovuta cautela. Il figlio dell´imprenditore può giocare con profitto solo il ruolo manageriale e magari si potrà scoprire con il tempo il DNA dell´imprenditore. Se il figlio non accetta il confinamento al ruolo manageriale allora è consigliabile un allontanamento dall´azienda.

L’esito positivo del passaggio generazionale dipende comunque dalla concezione che l´imprenditore ha dell´impresa. Se egli la vede come sua esclusiva creatura e se stesso come unico depositario del know-how, per i figli non ci sono alternative se non quella di soccombere o di uscire.
Se invece l´imprenditore vede l´azienda come una istituzione che deve durare aldilà della sua vita, allora saprà essere freddo di fronte ad un problema così delicato e saprà trovare la soluzione che darà la continuità all´azienda. L´azienda non è un patrimonio statico, ma un processo dinamico. Se ben gestita il patrimonio cresce, se mal gestita il patrimono evapora in tempi brevissimi.

 

settembre 2010
NEWS

AL VIA LA TERZA EDIZIONE DEL PREMIO
“Di PADRE IN FIGLIO”

Il gusto di fare Impresa

 

Il Premio “Di Padre in Figlio –Il gusto di fare Impresa” è organizzato da Iperion Corporate finance.

E’ promosso dalla Camera di Commercio Monza e Brianza e dalla Camera di Commercio di Milano, con il contributo tecnico di Edmond de Rothschild Sim, Deloitte e Contract Manager s.r.l.– con il supporto scientifico di AIDAF (Associazione Italiana delle Aziende Familiari), ALTIS dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Istituto Luigi Sturzo e il Centro di Ricerca sulle Imprese di Famiglia .

 

Il premio è stato vinto nel 2008 dalla mantovana Trerè S.p.A., guidata da Marco Rendini, figlio del fondatore Luigi Rendini.

 

Nel 2009 il Premio è stato assegnato a Zucchetti SpA, amministrata da Alessandro e Cristina Zucchetti, figli del fondatore Domenico Zucchetti.

 

Chi nel 2010 vincerà questo prestigioso premio?

 

Il  passaggio generazionale si conferma uno tra i principali “nodi” da risolvere, considerato che il 25% degli imprenditori italiani cita la crisi attuale, il 21% il carico di lavoro, il 19% i problemi di cash flow e l’11% i problemi personali (in particolare di salute) e di successione familiare; da notare un fortunato 4% che dichiara di non avere cause di stress nel proprio lavoro.

 

- il 50% sostegno a iniziative e progetti di imprese sociali o, in generale, organizzazioni non profit insistenti nel territorio;
- il 20% miglioramento delle condizioni dei lavoratori attraverso attività di formazione e di counselling;
- il 10% progetti di conciliazione lavoro e famiglia per le donne impegnate in azienda;
- il 15% iniziative di sostegno a progetti nazionali di ricerca su patologie gravi; il 5% maggior trasparenza delle decisioni aziendali maggior attenzione alla creatività socio competitiva dei collaboratori.