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Articoli

Corriere della Sera Corriere della Sera
4 agosto 2000
IKEA - LA GARA DI SUCCESSIONE

 

Il signor Ikea fa certamente notizia quando parla della successione del suo impero.

Così avvenne nel 1996 quando dichiarò che l´azienda non l´avrebbe lasciata ai figli. Forse ha individuato un modo poco costoso di fare pubblicità al suo gruppo.

D´altra parte il tema della successione è molto delicato e lo sanno bene le imprese familiari italiane. Si può certamente condividere con il signor Kamprad che il Dna imprenditoriale di leader d´azienda, grande o piccola che sia, non si può ereditare. E´ una miscela di ingredienti caratteriali e motivazionali che si possono trovare nel figlio di imprenditore come nel figlio di un operaio. Tenacia, modestia, intuito, sensibilità economica. megalomania. ottimismo. innovazione, apertura culturale e alle esperienze e propensione al rischio costituiscono il Dna imprenditoriale. L´errore sta nel non lasciare al figlio più capace imprenditorialmente la guida dell´azienda e anche la maggioranza delle azioni. Ciò facendo si ottiene, in nome di una equità sulla carta, di demotivare il più valido e di innescare future sicure battaglie per conquistare il dominio dell´azienda di famiglia.

Da noi in Italia si fa un gran parlare di successione perchè il tema è attuale e costituisce un grande business per consulenti e professori. Il problema è facilmente risolvibile premiando chi vale di più. L´azienda è un flusso, non un cespite. Se gestita bene aumenta il suo valore col reddito che crea. Se gestita male diminuisce il suo valore a causa delle perdite generate. A chi non è portato all´azienda si lasciano quindi gli immobili e a chi è dotato di Dna imprenditoriale l´attività. E il signor Lamprad non può non conoscere bene i suoi figli, e non può neanche non essere capace di scegliere il futuro leader, visto che sceglie fior fiore di manager per i posti chiave del suo impero.

Con la gara tra i figli non farà altro che esasperare il conflitto in una situazione falsata. Non si è mai visto un imprenditore valutato sui tempi brevi. Di solito ci vogliono anni e anni perchè il sogno imprenditoriale si realizzi. E non sarà certo una gara di risanamento e di rilancio di un´azienda in crisi a sancire chi potrà essere il futuro leader imprenditoriale.

Credo che in realtà voglia continuare a essere lui a governare la sua azienda. E allora perchè non estromettere i figli dalla società come aveva detto nel 1996? Potrebbe magari far gestire il suo impero da qualche manager imprenditoriale, che sicuramente già lavora con lui nel gruppo. Il metodo della gara è sbagliato per gestire la successione ma è perfetto per arrivare sulle prime pagine dei quotidiani. E bravo il signor Kamprad.

 

 

settembre 2010
NEWS

AL VIA LA TERZA EDIZIONE DEL PREMIO
“Di PADRE IN FIGLIO”

Il gusto di fare Impresa

 

Il Premio “Di Padre in Figlio –Il gusto di fare Impresa” è organizzato da Iperion Corporate finance.

E’ promosso dalla Camera di Commercio Monza e Brianza e dalla Camera di Commercio di Milano, con il contributo tecnico di Edmond de Rothschild Sim, Deloitte e Contract Manager s.r.l.– con il supporto scientifico di AIDAF (Associazione Italiana delle Aziende Familiari), ALTIS dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Istituto Luigi Sturzo e il Centro di Ricerca sulle Imprese di Famiglia .

 

Il premio è stato vinto nel 2008 dalla mantovana Trerè S.p.A., guidata da Marco Rendini, figlio del fondatore Luigi Rendini.

 

Nel 2009 il Premio è stato assegnato a Zucchetti SpA, amministrata da Alessandro e Cristina Zucchetti, figli del fondatore Domenico Zucchetti.

 

Chi nel 2010 vincerà questo prestigioso premio?

 

Il  passaggio generazionale si conferma uno tra i principali “nodi” da risolvere, considerato che il 25% degli imprenditori italiani cita la crisi attuale, il 21% il carico di lavoro, il 19% i problemi di cash flow e l’11% i problemi personali (in particolare di salute) e di successione familiare; da notare un fortunato 4% che dichiara di non avere cause di stress nel proprio lavoro.

 

- il 50% sostegno a iniziative e progetti di imprese sociali o, in generale, organizzazioni non profit insistenti nel territorio;
- il 20% miglioramento delle condizioni dei lavoratori attraverso attività di formazione e di counselling;
- il 10% progetti di conciliazione lavoro e famiglia per le donne impegnate in azienda;
- il 15% iniziative di sostegno a progetti nazionali di ricerca su patologie gravi; il 5% maggior trasparenza delle decisioni aziendali maggior attenzione alla creatività socio competitiva dei collaboratori.