“APPROFITTIAMO DELLA CRISI” il caso Fiat-Chrysler di Marchionne

Sito Contract Manager, 21 Maggio 2009

Nel precedente commento, “Affrontare la crisi” (febbraio 2009) avevo scritto che lo scenario economico italiano sarebbe peggiorato e che le aziende solide patrimonialmente, liquide finanziariamente e ben posizionate a livello di mercato-prodotto-marchio avrebbero potuto trarre benefici rafforzandosi. E così sta succedendo. Scrivevo ancora che le aziende mal gestite o indebitate da avventurose operazioni di finanza scriteriata, spesso in mano a fondi di private equity, sarebbero entrate in grave difficoltà e sarebbero saltate. Ebbene così è successo! Non si contano le aziende, di tutte le dimensioni e i settori, che, in questo primo quadrimestre, hanno fatto ricorso alle procedure concorsuali.
In questo scenario drammatico e in peggioramento abbiamo però avuto da Sergio Marchionne un fulgido esempio di cosa vuol dire “approfittare della crisi” con la vicenda Fiat-Chrysler. Un esempio manageriale che indica a tutti noi la strada per innovare e per migliorare la posizione competitiva.
Per capire il caso Fiat-Chrysler dobbiamo partire dall’ Enthousiasmos (rileggete Robert Pirsig, lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta…) che è riuscito a dare alla squadra Fiat subito dopo il suo insediamento al vertice del Gruppo. L’Enthousiasmos è di vitale importanza in un processo di ristrutturazione come in un progetto di innovazione o di acquisizione di un’altra società. E questo Enthousiasmos è nato dal convincimento di aver lanciato sul mercato prodotti vincenti: la Fiat 500, l’Alfa Romeo MiTo e la Lancia Delta in testa e poi tutta la nuova gamma Fiat. L’aver messo a punto motori innovativi e all’avanguardia come il recente turbo Multiair. L’aver in pancia il bicilindrico 900 cc multiair con cambio automatico, abbinato ad un motore elettrico di nuova concezione. L’essere riusciti in pochi mesi a mettere a punto la più vasta gamma di auto di piccole dimensioni alimentate a gpl e metano. Marchionne ha alzato l’asticella per tutti i membri della squadra manageriale e per tutti i team di lavoro all’interno del Gruppo Fiat e li ha convinti che ce l’avrebbero fatta. E così è stato! I dati dell’ultimo mese di aprile infatti danno il Gruppo Fiat al 10% di quota di mercato in Europa. Un dato che non si vedeva da molti anni. Per riuscire a diffondere l’Enthousiasmos è stato fondamentale puntare su risorse che credevano nel suo progetto, che erano disposte a sacrificarsi per il progetto, che riuscivano a mantenere ritmi di lavoro forsennati, affinando il progetto in ogni parte senza frenarne la velocità e senza discussioni vacue e inconsistenti. E per fare questo Marchionne ha fatto una grande pulizia manageriale allontanando quei manager molto strategici e poco operativi di cui il Gruppo era pieno. Manager certamente preparati culturalmente, capaci di fare sofisticatissime analisi e scenari, ma incapaci di galvanizzare la gente, non disposti a scendere a livello operativo, incapaci di lavorare senza staff e segretarie, in presa diretta con i collaboratori. L’eliminazione di questi dinosauri ha liberato incredibili energie e ha permesso a persone volonterosi e piene di entusiasmo di galvanizzarsi sul progetto di rilancio della Fiat. Il maglioncino blu e il blackberry non sono vezzi estetici, ma rappresentano lo stile di direzione pressing e operativo di Sergio Marchionne, uno stile che non poteva essere più diverso rispetto a quello austero e aristocratico che dominava in Fiat prima del suo arrivo.

Tutta la carica di Enthousiasmos è stato messa anche dalla squadra Fiat, composta da interni e da esterni, sul progetto Chrysler.

Di Marchionne e del suo team abbiamo apprezzato la visione strategica. Negli ultimi mesi del 2008 egli parlava di consolidamento nel settore auto ancor prima del manifestarsi della crisi mondiale: pochi produttori di automobili in grado di sfornare 6 milioni di veicoli all’anno. Un consolidamento il cui significato strategico non fu colto da nessuno. Anzi, l’interpretazione dominante, tipica della scuola di pensiero vittimista, pessimista e dietrologa, indicava la strada della fuoriuscita dall’auto da parte della Famiglia Agnelli. Invece Marchionne ambiva a creare uno dei più grandi gruppi mondiali del settore. E il suo progetto si è evidenziato nettamente solo poco prima che si concludesse l’affare Chrysler con le voci che indicavano in Opel il prossimo bersaglio della sua strategia.
Genialità di pensiero strategico e rapidità di azione. Questi sono i due ingredienti che hanno permesso di sbaragliare la concorrenza e che permetteranno anche nel caso Opel di vincere contro le cordate avversarie. La credibilità Marchionne e la Fiat se la sono guadagnata sul campo con il più eclatante turnaround della storia mondiale dell’auto. Fiat, da azienda preda solo cinque anni fa, si è trasformata in predatrice conquistando anche l’apprezzamento del Presidente Usa Obama e di tutta la sua super squadra di professionisti. Il caso Fiat è stato citato dal Presidente Obama come un caso scuola.

In sintesi ecco gli ingredienti di un tale successo:
Genialità di pensiero: dare tecnologia in cambio di azioni e acquisire un’importante percentuale del capitale senza mettere mezzi freschi, facendoli invece mettere allo Stato Americano e coinvolgendo i sindacati nell’azionariato della nuova società.
Velocità di azione: contatto in tempi brevissimi di tutti gli stake holder e analisi rapidissima delle loro singole richieste per la messa a punto di una offerta irresistibile in una forsennata lotta contro il tempo e contro il fallimento di Chrysler.
Coraggio: giocare la propria faccia e quella di un Gruppo importante come Fiat in una operazione imprenditoriale rischiosa in termini di immagine.
Capacità negoziali: l’essere riuscito a negoziare su più tavoli contemporaneamente e con diverse ipotesi di soluzione possibili. Negoziare e non mollare mai.
Capacità di lavoro: il team ha lavorato sodo, giorno e notte ininterrottamente per mesi. E sta lavorando ancora tra America, Italia e Germania per convincere i più ostici e orgogliosi tedeschi.

Molti sono gli insegnamenti che possiamo trarre da questa fenomenale ed irripetibile grande operazione imprenditorial-managerial-professionale. Numerose sono le indicazioni che possono essere adatte a qualunque realtà imprenditoriale italiana.

Non dimentichiamo che questa operazione ha messo il turbo alle imprese italiane e ai prodotti del Made in Italy. E’ un momento magico per le nostre aziende che, per un certo periodo, godranno di luce riflessa, soprattutto in Nord America. Soltanto però quelle innovative, veloci, con prodotti di qualità e fascino tipici del Made in Italy.